Rivoluzione Lowcode

Rivoluzione Lowcode: delegare il codice, non la responsabilità

Appunti di settembre sul nuovo Rivoluzione Lowcode: la programmazione agentica sposta l’attenzione dalla richiesta ai criteri con cui giudicare il risultato.

Rivoluzione Lowcode: Rivoluzione Lowcode: delegare il codice, non la responsabilità. Illustrazione editoriale del Diario.

Nel lavoro sul nuovo Rivoluzione Lowcode torno spesso alla parola «delega».

È una parola comoda. Può far pensare che una parte del lavoro sparisca dalla mia giornata e vada semplicemente altrove. Con gli agenti di programmazione succede qualcosa di meno lineare: posso affidare molta costruzione, ma devo diventare più preciso su ciò che sono disposto ad accettare.

A maggio scrivevo delle domande da ripensare. Adesso mi interessa soprattutto il momento in cui arriva una risposta.

Una richiesta non contiene ancora la sua verifica

«Aggiungi la ricerca» è una richiesta che posso formulare in pochi secondi. Per valutarla, però, devo chiarire molte altre cose.

Quali dati deve trovare? Una persona può vedere anche risultati a cui non ha accesso? Che cosa succede se non trova nulla? La ricerca serve ancora da telefono, con poco spazio per leggere?

Sono esempi di criteri di accettazione, non un elenco di funzioni che sto annunciando per il libro o per un prodotto. Mi aiutano a spiegare la differenza tra avere qualcosa da mostrare e avere una ragione per considerarlo corretto.

Vorrei che l’aggiornamento rendesse accessibile proprio questo modo di ragionare.

Decidere che cosa lasciare decidere

Un agente lavora meglio quando il compito ha un perimetro leggibile: il risultato atteso, i vincoli, le parti che non deve toccare, i controlli da fare.

Non serve necessariamente prevedere ogni dettaglio tecnico. Serve riconoscere quali decisioni posso affidargli e quali richiedono ancora una conoscenza del lavoro che non ho espresso.

È una distinzione che trovo più utile della domanda «quanto codice posso delegare?». La quantità non mi dice quanto sia chiara la responsabilità.

Nel libro voglio mantenere il collegamento con i processi aziendali. Chi legge dovrebbe riuscire a riportare queste domande al proprio contesto, non sentirsi obbligato a inseguire l’ultimo strumento.

Lasciare spazio anche al giudizio

Non ho una data di uscita da comunicare. Sto lavorando al modo in cui raccontare un cambiamento che sto ancora esplorando.

La possibilità di costruire più rapidamente mi entusiasma. Vorrei riuscire a trasmetterlo senza far sembrare le verifiche un freno riservato alle persone prudenti.

Sono il punto in cui torno a prendermi la responsabilità di ciò che ho chiesto. Posso delegare la costruzione; devo ancora saper dire perché considero buono il risultato.

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