Un metodo, e una memoria che non si cancella
Measure, Automate, Grow prende forma come metodo. Registro attività, conservazione e controlli di accesso rafforzano la memoria operativa di FlowSharp.

Ho pubblicato il Metodo M.A.G.: Measure, Automate, Grow.
Quelle tre parole accompagnano FlowSharp dal nome nuovo di maggio. Questa settimana ho provato a spiegare meglio il ragionamento che le lega.
Prima capire come si lavora e che cosa vale la pena misurare. Poi scegliere dove intervenire. Infine osservare se il cambiamento ha prodotto qualcosa di utile, senza dare per scontato che automatizzare significhi migliorare.
Vorrei che il metodo aiutasse a usare lo strumento con uno scopo. Una funzione disponibile non è ancora una buona ragione per attivarla.
Ricordare chi ha fatto una scelta
Il Registro attività ha ricevuto buona parte dell’attenzione.
Non mi interessa soltanto conservare una lista di eventi. Vorrei poter tornare a una modifica e capire chi l’ha fatta, quando e in quale contesto. Lo storico deve resistere anche al tentativo di riscriverlo dopo: ho lavorato per proteggerlo a livello di database.
È proseguito il lavoro sul legal hold, per i casi in cui sia necessario mantenere le informazioni invece di seguire il percorso ordinario di cancellazione. Sono possibilità tecniche da usare dentro responsabilità organizzative e regole adeguate, non una scorciatoia per dichiarare la conformità.
I controlli che si incontrano tutti i giorni
Sono arrivate modifiche alle politiche delle password, delle sessioni e dei blocchi dopo tentativi di accesso errati.
Ho rivisto anche sessantaquattro finestre di conferma. A prima vista sembra un lavoro diverso dal registro attività. In realtà, anche una domanda prima di un’azione dovrebbe permettere di capire che cosa si sta per decidere.
Il widget dei task in attesa e il registro delle chiamate AI vanno nella stessa direzione: rendere visibile quello che richiede attenzione, invece di lasciare che qualcuno lo cerchi per abitudine.
Mantenere praticabile la verifica
La suite di test aveva un problema di memoria. L’ho corretto ed è tornata a eseguire i controlli in circa sette minuti.
Cinquecentocinquantaquattro commit e undici rilasci. Un ritmo del genere mi rende ancora più dipendente dalle verifiche, non meno.
Mi piacerebbe poter dire che metodo, memoria e controlli sono ormai acquisiti. Per ora preferisco considerarli un lavoro da mantenere. Diventano utili quando continuo a usarli anche nella settimana in cui avrei fretta di passare ad altro.