FlowSharp

Quattro giorni dal primo commit

Dal primo commit al designer visuale di XFLOW: quattro giorni di sviluppo e i primi limiti da mettere al lavoro con gli agenti di coding.

FlowSharp: Quattro giorni dal primo commit. Illustrazione editoriale del Diario.

Giovedì è arrivato il primo commit. Domenica posso già aprire un designer visuale e vedere il processo prendere forma.

Ventuno commit, due versioni, quattro giorni. È facile guardare questi numeri e fermarsi alla velocità. Anch’io ne sono colpito. Ma la parte che mi interessa capire è come riuscire a tenere il controllo quando costruire diventa così rapido.

La settimana scorsa avevo scritto dei principi. Adesso posso cominciare a vedere se reggono.

Prima il motore, poi il disegno

Sono partito dalla macchina a stati. Una pratica deve entrare in una fase, eseguire i compiti previsti e passare oltre soltanto quando ci sono le condizioni. Lo storico deve permettermi di ricostruire quel percorso.

Sono arrivati il backend iniziale, i worker per eventi e scadenze, i trigger per avviare il lavoro dall’esterno. Poi il designer basato su React Flow. Vedere i nodi collegati è gratificante, ma non volevo che un bel diagramma mi distraesse da un motore ancora da verificare.

Ho cominciato anche a usare l’AI per generare i moduli. È una possibilità interessante: partire da ciò che serve raccogliere, invece di costruire ogni campo a mano. Naturalmente il modulo proposto va controllato. Il fatto che compaia subito non mi dice ancora se stia chiedendo le informazioni giuste.

Le istruzioni che pensavo fossero ovvie

In questi giorni ho scritto il primo file di regole per l’agente che lavora al codice con me.

Mi sono accorto che alcune scelte che consideravo acquisite, se non erano esplicite, venivano riaperte. Una soluzione diversa qui, una convenzione nuova là. Nulla di clamoroso preso da solo, ma abbastanza da rendere il progetto meno coerente a ogni passaggio.

Ho dovuto distinguere meglio le cose su cui chiedere una proposta da quelle su cui avevo già deciso. E scriverlo. Non posso pretendere continuità se affido tutto alla memoria di una conversazione.

La soddisfazione e la cautela

Il designer c’è, il motore ha cominciato a funzionare e il progetto non è più soltanto una cartella di appunti. Questo mi fa piacere.

Non so ancora quanto di quello che ho costruito dovrò rifare. Nei primi giorni è normale scambiare qualcosa che parte per qualcosa di solido. Per ora provo a mantenere una buona abitudine: fermarmi, controllare un passaggio alla volta e chiedermi se sto ancora costruendo il prodotto che avevo in mente giovedì.

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