FlowSharp

Il palco e la cucina

Il racconto di Alzati e Fattura Live si intreccia con il lavoro su FlowSharp: i controlli poco visibili che servono quando una demo diventa un processo.

FlowSharp: Il palco e la cucina. Illustrazione editoriale del Diario.

Da venerdì il repository è fermo. Il 13 e 14 giugno ero ad Alzati e Fattura Live, a Malpensa Fiere, Busto Arsizio, per parlare del ciclo di vendita automatica.

Raccontare quel percorso mi piace: un contatto arriva, viene qualificato, si prepara un appuntamento, il CRM si aggiorna. È facile seguirlo quando lo mostri dall’inizio alla fine.

Mentre ne parlavo, però, pensavo anche al lavoro fatto nei giorni precedenti. Molto meno adatto a una presentazione, ma altrettanto necessario.

Le richieste che possono arrivare due volte

Martedì e mercoledì ho lavorato su una nuova passata di verifiche di FlowSharp.

Uno dei casi era questo: n8n invia un lead, la rete ha un problema, la risposta non arriva e la richiesta viene ripetuta. Senza un controllo, potremmo ritrovarci con due lavorazioni dello stesso contatto. Da lì a due commerciali che lo chiamano, il passo è breve.

Ho aggiunto la chiave di idempotenza: un identificativo che permette di riconoscere la stessa richiesta e restituire la pratica già creata. Ho rinforzato anche il controllo sulle richieste simultanee.

Poi i task in attesa di un sistema esterno. Non possono aspettare per sempre: ora hanno un timeout, sessanta minuti come valore predefinito, modificabile. Se la risposta non arriva, il fallimento deve essere visibile e il flusso deve poter seguire il percorso previsto.

Anche l’export CSV ha richiesto attenzione. Un valore che comincia con «=» può essere interpretato da Excel come formula. Ho neutralizzato quel comportamento e aggiunto avvisi sui dati sospetti in ingresso.

Le domande che mi porto dietro

Nei corridoi dell’evento, parlando di automazione con gli imprenditori, mi è rimasta soprattutto una preoccupazione: come ci accorgiamo che qualcosa è andato storto?

È una domanda che riconosco. La demo si svolge davanti a noi, dentro un percorso preparato. Il processo poi continua mentre siamo impegnati in altro.

Vorrei che FlowSharp aiutasse a capire chi deve intervenire, senza aspettare che qualcuno scopra per caso una pratica ferma da giorni.

Una settimana corta anche nel codice

Ventisei commit e due versioni. Nel frattempo il Flow Agent cerca meglio il testo parziale, distingue più chiaramente tra creare un elemento e creare un flusso, e le azioni via MCP fanno avanzare il lavoro come quelle nell’interfaccia.

Sono tornato dall’evento con una domanda in più sull’AI: quali dati le servono davvero per essere utile? Prima di darle tutto, vorrei provare a rispondere.

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