FlowSharp

Un agente, non un chatbot

Nasce il Flow Agent: ricerca del flusso, raccolta dei dati mancanti e conferma prima dell’avvio. Nel frattempo emergono errori silenziosi nel motore.

FlowSharp: Un agente, non un chatbot. Illustrazione editoriale del Diario.

«È arrivato un nuovo cliente, avvia l’onboarding.»

È il tipo di richiesta da cui sono partito per il Flow Agent, arrivato questa domenica. Vorrei poterla formulare senza dover conoscere il nome esatto di un comando o ricordare in quale pagina si trova.

Il punto, però, non è ottenere una risposta ben scritta. Il punto è capire quale processo avviare, quali dati mancano e quando chiedere conferma.

Prima di premere il pulsante per me

L’agente cerca il flusso adatto e raccoglie le informazioni che servono. Prima dell’avvio aspetta il sì dell’utente.

Quel passaggio mi interessa molto. Una frase può essere ambigua, un nome può riferirsi a due cose diverse, un dato può essere incompleto. Preferisco una domanda in più a un’azione che devo poi spiegare a chi non l’aveva chiesta.

Ho lavorato anche sull’Agent Policy, per dare all’assistente indicazioni legate all’azienda. Voglio che conosca il contesto senza attribuirgli una libertà operativa indefinita.

La nuova scheda «Origine» aiuta invece a risalire ai collegamenti tra flussi. Quando una lavorazione ne fa partire un’altra, chi la apre deve poter capire da dove arriva. Una conversazione utile non dovrebbe cancellare questi legami.

Il lavoro che restava fermo senza dirlo

Mentre costruivo questa parte, è emerso un problema nel motore: alcuni task emettevano gli eventi previsti, ma le transizioni automatiche non avanzavano. La pratica restava in attesa.

È il genere di errore che mi preoccupa più di un messaggio rosso. Da fuori può sembrare che non sia ancora successo nulla, quando invece il sistema ha perso un passaggio.

Ho corretto quel percorso e rimosso anche quattrocentoquaranta righe di codice ridondante. Non tengo il conto delle righe tolte come se fosse un risultato in sé; mi fa piacere quando la correzione rende più semplice capire che cosa dovrebbe succedere.

Le parole arrivano per ultime

Quarantanove commit, dalla v0.12.0 alla v0.13.0. Il progetto ha adesso un assistente con cui parlare.

La conversazione è la parte più visibile. Dietro, devo continuare a rendere espliciti autorizzazioni, conferme e conseguenze. Mi sembra il modo più onesto di costruire fiducia: non chiedere alla persona di credere all’agente, ma permetterle di vedere e controllare quello che sta per fare.

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