La settimana in cui XFLOW è diventato FlowSharp
Il progetto prende il nome FlowSharp. Il collegamento con n8n, il lavoro sulla sicurezza e le prime funzioni AI rendono più chiara la sua direzione.

Per tre settimane ho detto XFLOW. Era comodo: un nome provvisorio mi permetteva di rimandare la spiegazione.
Questa settimana è diventato FlowSharp. Con il nome sono arrivate le parole «Measure. Automate. Grow.». Mi piacciono, ma mi interessano soprattutto come impegno: misurare prima di dichiarare un miglioramento, automatizzare con uno scopo, capire che cosa cambia nel lavoro.
Scegliere il nome mi ha obbligato a chiarire anche che cosa il prodotto non deve provare a fare.
Il rapporto con n8n
Ho costruito il ponte con n8n perché non voglio rifare le integrazioni che altri strumenti gestiscono già bene.
Quando penso a FlowSharp, penso alla pratica che attraversa l’azienda: a chi è assegnata, che cosa aspetta, quale decisione manca. n8n può occuparsi delle chiamate e degli scambi di dati. A FlowSharp chiedo di mantenere leggibile il percorso del lavoro.
È una distinzione che mi aiuta a scegliere. Ogni volta che compare un’idea interessante posso domandarmi se serve davvero qui, oppure se sto allargando il progetto per il piacere di costruire.
Le novità che si vedono e quelle che preferirei aver fatto prima
Il 4 maggio è nato il server MCP, che espone strumenti del motore agli assistenti AI con chiavi e autorizzazioni. Sono arrivati il supporto a più provider, compreso Ollama in locale, l’interfaccia in italiano e inglese e il copilota per abbozzare un flusso da una descrizione.
Sono cose che fanno venire voglia di aprire il prodotto e provarlo.
Ho anche chiuso trentasei rilievi di sicurezza. Tra questi, la gestione della sessione: il token era leggibile dagli script nel browser, ora passa attraverso un cookie protetto. Non è una novità da celebrare come un’aggiunta. È una correzione che andava fatta.
Un nome abbastanza impegnativo
La settimana si chiude con cinquantacinque commit e il passaggio dalla v0.6 alla v0.10.
Il nome nuovo rende tutto un po’ più reale. Mi viene più naturale parlarne come di un prodotto, e questo porta con sé una responsabilità diversa: non basta che io sappia orientarmi tra le sue funzioni.
Vorrei che chi lo apre capisse perché esiste. E che le parole scelte questa settimana mi aiutassero a mantenere quella direzione quando sarà più facile perderla.